IL CASO BRAIBANTI
di Massimiliano Palmese

dal 24 al 29 aprile

Fondazione Salerno Contemporanea Teatro Stabile di Innovazione

IL CASO BRAIBANTI
di Massimiliano Palmese

con Fabio Bussotti e Mauro Conte 
musiche composte da Mauro Verrone
eseguite live da Stefano Russo
regia Giuseppe Marini

Dopo il grande successo del debutto nella scorsa edizione del Garofano Verde, ritorna al Teatro Belli IL CASO BRAIBANTI, spettacolo che rievoca uno dei più clamorosi scandali giudiziari della storia italiana del Novecento. Con un testo tutto costruito su documenti d’archivio, lettere e arringhe, Massimiliano Palmese ha ripercorso il processo a cui fu sottoposto nel 1968 Aldo Braibanti, accusato di “plagio” ai danni del suo giovane amante Giovanni Sanfratello. In scena Fabio Bussotti e Mauro Conte, nei panni dei due protagonisti, danno voce anche a tutti gli altri personaggi della vicenda, mentre le musiche di Mauro Verrone eseguite dal vivo da Stefano Russo fanno de IL CASO BRAIBANTI, diretto da Giuseppe Marini, uno spettacolo-concerto dedicato a un intellettuale schivo e appartato, la cui vicenda ricorda da vicino quella di Pier Paolo Pasolini. 

Nell’ottobre del 1964 Aldo Braibanti – ex-partigiano torturato dai nazifascisti, comunista e omosessuale, artista, poeta, appassionato di filosofia e studioso della vita delle formiche – venne denunciato “per aver assoggettato fisicamente e psichicamente” il ventunenne Giovanni Sanfratello. In realtà il ragazzo, in fuga da una famiglia ultraconservatrice e bigotta, si era deciso a seguire le sue inclinazioni e, raggiunta la maggiore età, era andato a vivere a Roma con Braibanti. Non riuscendo a separare la coppia, il padre di Giovanni denunciò l’artista-filosofo con l’accusa di “plagio”, reato risalente al Codice Rocco del periodo fascista, e intanto sottopose il ragazzo a rigide cure psichiatriche per “guarirlo” dalla sua omosessualità. Il processo a Braibanti si aprì il 12 giugno 1968, mentre infiammava la Contestazione e i giovani di tutto il mondo chiedevano a gran voce più ampie libertà. Davanti alla Corte sfilarono familiari, preti, medici e testimoni corrotti, e Aldo Braibanti finì col divenire il capro espiatorio di un duro scontro generazionale. Molti intellettuali denunciarono lo scandalo di un processo montato dalla destra più reazionaria del Paese in combutta con esponenti del clero e della “psichiatria di regime”: in favore di Braibanti intervennero sulle colonne dei giornali Umberto Eco, Dacia Maraini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Cesare Musatti, Marco Pannella, Pier Paolo Pasolini. Tutti i loro appelli caddero nel vuoto.

Prezzi: Interi € 18,00 - Ridotti € 13,00
Orari: dal martedì al sabato alle ore 21,00 - domenica alle ore 17,30

Piazza di Sant'Apollonia, 11 00153 Roma.

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