NEL TUO SANGUE • OSSA MEA
di Giovanni Testori

28 settembre

NEL TUO SANGUE • OSSA MEA
di Giovanni Testori

con e a cura di Valter Malosti


…sempre, qualunque sia l’argomento trattato - saggio, romanzo o testo teatrale, io sento che la

parola che scrivo ha bisogno di essere detta, pronunciata. È come se, messa così, sul libro,

non avesse ancora detto tutto quel che ha da dire. Solo il teatro la libera completamente.

da Conversazioni con Testori di Luca Doninelli • Guanda, 1993

 

Nel mio lavoro di ricerca su Testori sono inciampato in numerosi testi, non teatrali, per lo più meravigliosi, lampi che possono diventare all’improvviso illuminazioni teatrali: il saggio del 1958 sugli affreschi di Martino Spanzotti nella chiesa di San Bernardino a Ivrea; Maddalene, singolare raccolta poetica, composta da schede-versicoli, come li chiama l’autore, penetrante e istrionica, “come un sunto, strozzatissimo, di storia dell’arte”, che accompagna il cammino della Maddalena nei secoli; e infine lo spettacolo Passio, Laetitiae et Felicitatis, dal romanzo omonimo.

Ed ecco arrivare questa prima lettura pubblica delle raccolte poetiche Nel tuo sangue (1973) e Ossa mea (1983), due libri di poesia singolarmente paralleli nell’affrontare un veemente corpo a corpo con Cristo, due poemi continui, sia a livello tematico, sia timbrico, sia psicologico, scritti a distanza di dieci anni, in due punti del cammino molto diversi della ricerca spirituale ed espressiva di Testori, in cui “i singoli frammenti spesso si rimandano la parola, il filo del discorso”.

Dice Giuliano Gramigna: “La qualità più alta, più originale di questo Testori, la sua autentica religiosità sta nel fondere violentemente il reperto viscerale con la sua forma, con il suo ‘detto’, in un bolo insieme nitido e infiammato, che conserva intatta e distinta la natura dell’uno e dell’altro elemento.

“Le poesie che ho raccolto sotto il titolo Nel Tuo sangue esprimono una specie di lotta e di estremo confronto con la figura del Cristo: un rap­porto di amore-odio così come avviene in ogni forma di esperienza amorosa in cui si è portati a identificare l’oggetto del proprio amore con Dio. Benché la mia formazione sia stata cattolica, non credo di poter essere definito un “poeta cattolico”. Penso sia più esatto parlare, per quel che mi riguarda, di “poesia religiosa”. La poesia stessa è religio­ne, credo anzi che la situazione di crisi in cui è venuta a trovarsi la cul­tura moderna sia soprattutto imputabile alla sua assenza di religiosità, in altre parole al suo laicismo di fondo. Laicismo che significa incapacità di cogliere il risvolto magico delle cose. Ho sempre concepito l’espres­sione artistica come atto sacrificale, proprio nel senso mistico e religio­so di atto propiziatorio, di incursione nel mondo del mitico. E questo vale per la poesia, per il teatro e per qualsiasi altra forma creativa”.

In Ossa mea, che Testori chiama: “un poema in forma maledetta”, Geno Pampaloni ravvisa “una così straziata partecipazione”, un “itinerario di ricerca e quindi di fede quotidianamente messa allo sbaraglio, che qui pare raggiungere un abbandono e una perentorietà assoluti. La luce che percuote il paesaggio di questi versi è quella livida e inammissibile scena della via crucis, una poesia testamentaria che procede nella sua sperdutezza oltre la soglia e la grazia della preghiera”.

Valter Malosti

Prezzi: Interi € 12,00 - Ridotti € 8,00
Orari: 21,15

Piazza di Sant'Apollonia, 11 00153 Roma.

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