THE CORDELIA DREAM
di Marina Carr

27 - 28 ottobre

THE CORDELIA DREAM
di Marina Carr

con Valerio Binasco e Teresa Saponangelo

coordinamento scenico Valerio Binasco

traduzione di Valentina Rapetti

una produzione Trilly

reading

 

Marina Carr ha colto al volo l’occasione di una committenza della Royal Shakespeare Company per travestire una tematica potente e violenta di rapporti sanguinosi tra padre e figlia, tirando in ballo la relazione tra Lear e Cordelia. In realtà nel testo odierno le due figure sono molto meno imponenti dell’archetipo del Bardo, e manifestano debolezze umane, tenerezze e derive psichiche angoscianti e poetiche, affette come sono da un realismo particolare, declinabile come in certe opere di Bergman. C’è un clima di sogno che in qualche modo pervade un po’ tutta la dimensione del dialogo, e questi personaggi così stravolti da desiderio di reciproca distruzione mi appaiono come vittime più che come carnefici.

A un certo punto mi piace il coraggio della Carr di mettere in scena una conversazione tra fantasmi (anche se il morto è uno solo), e io rispetto molto questo coraggio drammaturgico, un aspetto acuto di questa scrittura, dove acquistano spessore gli schemi popolari. Se potessi alludere alla fenomenologia che muove una struttura alla Cappuccetto Rosso, qui mi domanderei altrettanto: chi glielo fa fare a questa ragazza a bussare alla porta del lupo, per farsi divorare da un tale padre? E la mente va pure a certe ragazzine del mondo di Prévert che si fanno sbranare, nell’ambito però di una concezione nordica.

Un’annotazione mi sembra importante: io non abbocco alla provocazione consistente nel dover vedere in loro due la reincarnazione di Lear e Cordelia. Diciamo, piuttosto, e questa non è una critica ma un fattore più intrigante, che sono due mediocri desiderosi di darsi un tono nella vita: affetto, il padre, da un fallimento creativo, e preda, la figlia, di un fallimento artistico. Malgrado le apparenze, i nomi e il titolo, il valore del testo sta quindi nel fatto che non è, al dunque, una riscrittura del Re Lear. C’è, semmai, un tema che io colgo in ragione di un profondo significato, il “tema del niente” che condanna tutti e due: lui ha convinto la figlia di essere un niente, ma lui stesso è niente. Sì, eccola la parola chiave: niente.

 

Marina Carr nasce il 17 Novembre del 1964 nella contea di Offaly e studia all’University College di Dublino. La Carr è cresciuta con l’Abbey Theatre di Dublin, e le sue opere sono un misto tra la tragedia domestica dell’Irlanda rurale e la riscrittura di classici. Nel 1997 ha vinto il Susan Smith Blackburn Prize. Trale sue opere ricordiamo The Mai (1994), che ha vinto come Best New Play al Dublin Theatre Festival; Portia Coughlan (1996); On Raftery’s Hill (2000); Ariel (2002); Woman and Scarecrow (2006). Nel febbraio della 2009 Carr ha preentato le sue due ultime opere a Dublino:
Marble (all’Abbey Theatre), e l’opera per bambini The Giant Blue Hand.

Prezzi:

Posto Unico € 10,00

Orari:

tutte le sere alle ore 21,00


Piazza di Sant'Apollonia, 11 00153 Roma.

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